Se l’impianto di scarico presenta perdite, rotture o segni di deterioramento e l’edificio è stato costruito diversi decenni fa, è legittimo porsi una domanda importante: le tubazioni potrebbero contenere amianto?
In molte abitazioni e strutture realizzate nel secondo dopoguerra, il cemento-amianto (conosciuto anche come eternit) è stato ampiamente utilizzato anche per le tubazioni di scarico. Oggi sappiamo che questo materiale, se danneggiato o degradato, può rappresentare un rischio per la salute e deve essere gestito con estrema attenzione.
Vediamo quali sono i tre principali segnali che possono indicare la possibile presenza di amianto nei tubi di scarico e quali sono i passi corretti da seguire.
1. L’anno di costruzione dell’edificio
Il primo elemento da considerare è l’epoca di costruzione dell’immobile.
Tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’80, l’amianto è stato largamente utilizzato in edilizia per le sue caratteristiche di resistenza, durabilità e isolamento. Oltre alle tubazioni fognarie, era impiegato in coperture, canne fumarie, serbatoi, caldaie e altri manufatti.
In Italia, la produzione e l’utilizzo dell’amianto sono stati vietati solo a partire dal 1992.
- Edifici costruiti tra il 1960 e il 1990: la probabilità aumenta ed è opportuno approfondire con ulteriori verifiche.
- Edifici costruiti dopo il 1992: il rischio di presenza di amianto è estremamente basso.
2. La zona geografica
Un secondo fattore da non sottovalutare è la localizzazione dell’immobile. Le attività di mappatura condotte negli anni hanno evidenziato una maggiore concentrazione di manufatti contenenti amianto al sud.
Se l’edificio si trova in una di queste aree e risale a prima degli anni ’90, è consigliabile prestare maggiore attenzione allo stato delle tubazioni di scarico.
3. Forma e colore delle tubazioni
Un ulteriore indizio può arrivare dall’osservazione diretta di eventuali tratti di tubo a vista, ad esempio in cantina, in soffitta o nei locali tecnici.
Indicativamente:
- tubazioni rossastre sono spesso in ghisa;
- tubazioni metalliche argentee possono essere in materiali come il Loro-X;
- tubazioni grigie o grigiastre, con superficie opaca e con il tipico innesto “a bicchiere”, sono frequentemente realizzate in cemento-amianto.
È importante sottolineare che l’aspetto visivo non è sufficiente per una diagnosi certa: per essere sicuri serve una verifica tecnica professionale.
I tubi sono in amianto: cosa fare (e cosa evitare)
Se più segnali fanno pensare alla presenza di amianto, il passo corretto è
- non intervenire in autonomia.
- non eseguire tagli o rimozioni autonome;
- evitare qualsiasi intervento improvvisato;
- affidarsi esclusivamente a tecnici specializzati.
Qualsiasi operazione impropria, come tagli, rotture o rimozioni fai-da-te, può liberare fibre pericolose nell’ambiente.
Una volta accertata la presenza di amianto, esistono oggi soluzioni efficaci per risanare l’impianto senza demolizioni e senza rischi, evitando la rimozione diretta dei manufatti quando non strettamente necessaria.
Risanamento delle tubazioni in amianto: l’approccio IMEC
IMEC Risanamenti adotta la tecnologia no-dig (senza scavo o senza demolizioni) che permette di intervenire sulle tubazioni in amianto dall’interno, senza demolizioni e senza dispersione di fibre nell’ambiente. Grazie a un processo strutturato che parte dalla videoispezione e dalla valutazione tecnica dell’impianto, è possibile ripristinare la funzionalità delle condotte in modo sicuro e duraturo.
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